Partiamo da un presupposto, l’ordine mondiale scaturito dalla fine della Seconda Guerra mondiale è finito.
La fine della storia indicata da Fukuyama dopo la caduta dell’Unione Sovietica era una illusione ed un errore di giudizio.
E’ evidente che Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping non agiscono più dentro un ordine condiviso, ma come se quell’ordine fosse già superato.
Ognuno di loro si muove con l’obiettivo di massimizzare il proprio vantaggio e difendere la propria sfera di influenza (anche se presunta e non condivisa dagli altri)
In mezzo a questa sfida geopolitica restano altri attori che dovranno decidere cosa fare come l’India, ma soprattutto l’Europa. Che ruolo vuole svolgere? Mi sembra evidente che cercare di “regolamentare” o protestare dicendo “non si può fare” non ha alcun senso se non si ha potere contrattuale o militare.
Accanto a questi fattori “hard” ci sono fattori “soft” legati alla capacità di costruire alleanze ed attrarre con un modello differente chi vuole restare fuori o è spaventato dal ritorno di politiche nazionaliste che ricordano ciò che precedette i grandi conflitti del secolo scorso. Ma il modello non può essere semplicemente la difesa dello status quo. Servono risposte nuove e serve capire cosa sta accadendo.
Nel 2011 nel mio libro “Il marketing politico” scrissi che la Fast Politics richiedeva un radicale ripensamento del modo di fare politica, di rispondere alle richieste dei cittadini e di fronteggiare i problemi sociali ed economici. Citando l’esperto di geopolitica Joshua Cooper Ramo sostenni che “ritocchi minimi alle politiche attuali, ulteriore incremento di istituzioni che stanno già crollando, porteranno all’inevitabile e frustrante dilagare dell’insuccesso… La vastità delle sfide che dobbiamo affrontare, gli inquietanti fallimenti che probabilmente ci aspettano e l’incapacità di gestire i problemi in maniera efficace tramite modi di pensare sorpassati ci porteranno senz’altro a mettere in discussione molti valori fondamentali della società tra cui la forma di governo e perfino la democrazia. Un simile ripensamento è importante e legittimo. Ma deve avvenire solo su una base di sicurezza e fiducia. Oggi non abbiamo né l’una né l’altra e questa fondamentale mancanza potrebbe condurre a inganni terribili”.
Ed i rischi aumentano in società stanche della mediazione, allergiche alla lentezza, insofferenti al dubbio.
La risposta a chi da risposte semplici e veloci non è invocare la complessità e le regole, ma dare risposte altrettanto efficaci e semplici che derivino da un pensiero complesso. Non puoi vincere una guerra se non comprendi e controlli il terreno di scontro.
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