Ogni anno diversi mesi prima della notte degli Oscar si scatena una vera e propria campagna elettorale rivolta agli 8500 giurati che assegneranno le statuette.
Campagna che è spesso guidata da consulenti politici (o spindoctor come vengono spesso chiamati in Italia). Il precursore di questo tipo di campagne è stato Harvey Weinstein che alla guida della Miramax ingaggiò nel 2013 la consulente politica Stephanie Cutter, ex direttrice della comunicazione nella presidenziale di John Kerry e senior advisor di Barack Obama, per promuovere il film “Il lato positivo”. Il film ottenne 8 nomination ed un Oscar.
Mia Ceran, in una puntata del suo podcast “Now What?” dedicato al tema, ci ricorda come la campagna elettorale per un Oscar riguardi la scelta del timing (il 56% dei film che ottengono nomination per “miglior film” escono nelle sale americane tra novembre e dicembre), la pubblicità su riviste di settore, proiezioni private, la partecipazione a trasmissioni e talk show da parte di attori e registi.
Come in una campagna elettorale la prima cosa da fare è far si che il film venga in preso in considerazione da parte dei membri dell’Academy come un’opera in grado vincere dei premi. E questo significa investire denaro. Una campagna tipica comporta innumerevoli contatti tra studi cinematografici, addetti stampa e membri dell’Academy.
I membri dell’Academy ricevono, infatti, opuscoli “For Your Consideration” (FYC), DVD, copie delle sceneggiature e CD delle colonne sonore; ricevono inviti a proiezioni e sessioni di domande e risposte; e sono bersaglio di pubblicità su riviste di settore, sui social media e, se vivono in città come New York o Los Angeles, su cartelloni pubblicitari, nella metropolitana e sui tetti dei taxi. Il processo di solito inizia in autunno, dopo la serie di festival cinematografici a Venezia, Telluride e Toronto, e si intensifica nei sei mesi successivi che precedono gli Oscar.
Come accade nelle campagne politiche, gli studi cinematografici scelgono i propri candidati in base alla loro “eleggibilità” ed investono ingenti somme di denaro su di essi, rivolgendosi ai membri dell’Accademia con pubblicità, mailing, proiezioni in anteprima, eventi e molto altro ancora. Secondo la rivista Variety una campagna elettorale può costare tra i 3 ed i 10 milioni per ciascun film. Costo che raggiunge i 20-30 milioni per nomination multiple.
Ogni elemento di una campagna per gli Oscar di successo è incentrato sul creare nella mente degli elettori la convinzione che questo film non solo possa vincere, ma debba vincere. È questo che rende un film un “film da Oscar”. E gestire la campagna spesso inizia con tutto tranne che il film stesso.
Hai realizzato un film, le recensioni sono state positive, al pubblico piace e ora la casa di produzione vuole candidarlo agli Oscar. Da dove inizi?
Devi costruire una narrazione avvincente attorno al film e poi convincere le persone a crederci.
Creare la giusta narrazione di un film è forse la cosa più importante che qualsiasi campagna per gli Oscar possa fare. L’obiettivo è capire come un film si inserisce in un archetipo che piaccia ai potenziali votanti, per poi conquistare i loro cuori, le loro menti e la loro immaginazione e guadagnarsi il loro sostegno.
È possibile individuare gli archetipi preferiti da Hollywood nelle narrazioni che si sviluppano attorno ai film con l’avvicinarsi della stagione dei premi. Emergono nelle interviste e nei materiali promozionali distribuiti alla stampa.
Uno degli archetipi hollywoodiani più amati è quello dell’underdog: il film che quasi non è stato realizzato, la sceneggiatura o la storia che ha impiegato anni a trovare un regista o un dirigente di studio disposto a sostenere il progetto e portarlo a termine. E, come bonus, la narrazione dell’underdog funziona sia che il film finito risulti acclamato ma con incassi modesti, sia che si riveli un enorme successo al botteghino.
Gli archetipi sono solo metà della “storia”. L’altra metà è costituita dai valori.
Gli elettori sono ispirati dalle storie delle origini, ma sono anche interessati a ciò che il loro voto dice di loro. In altre parole, la storia del vostro film non riguarda solo il suo archetipo, ma i valori che proietta. Dovete anche capire come convincere gli elettori che il film è importante, e perché (chi conosce i miei due perché delle campagne elettorali farà poca fatica a capire questo meccanismo).
Una buona narrazione conta tanto quanto il film stesso (e a volte più di) nel determinare chi si aggiudicherà le statuette d’oro nella notte degli Oscar. È possibile costruire una narrazione attorno a un candidato non proprio ideale che compensi ciò che gli manca in termini di appeal. Se riesci a spendere abbastanza soldi per una buona campagna e a far credere al corpo elettorale che i loro voti per il tuo candidato significano qualcosa, qualcosa di importante per loro, allora hai fatto la maggior parte del lavoro
Alla fine tutte le campagne per gli Oscar compiono alcuni passi calcolati sulla strada verso la vittoria, proprio come fanno i candidati alle alte cariche politiche: allineare il candidato a un archetipo credibile, riflettere valori che attraggano gli elettori, partecipare a eventi della campagna, raccogliere buoni sostegni e magari giocare anche un po’ sporco.
And the Oscar goes to… the best strategy and campaign.
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